The Old Man of Hoy – Isole orcadi – Scozia

Dal 19 Giugno al 25 Giugno 2016

Difficile riassumere in poche righe il condensato di ricordi, emozioni, colori e silenzi che questa terra affascinante e misteriosa è riuscita a regalarci in questi pochi giorni.

L’arrivo ad Edimburgo e il ritiro della macchinina, con guida rigorosamente a destra..le sei ore di strada che ci han portati a Thurso, nel nord della Scozia, sempre più vicini alla nostra meta.

DSC_0323E il giorno dopo la traversata in traghetto da Scrabster a Stromness…l’emozione di vedere dalla nave per la prima volta la “nostra” torre: imponente, bella, austera, circondata da nebbie e nubi…non so cosa passasse nella mente di Gian, ma credo non fosse molto diverso da quel misto di emozione e timore che albergava il mio di cuore…

Da Stromness poi ci siamo diretti al secondo traghetto, molto più spartano, che ci ha portati all’isola di Hoy…da lontano già visibilmente desertica, dove eriche e prati verdissimi facevano da contrasto ad acque quasi tropicali nei colori. Nell’isola pochissime abitazioni di pietra, molte pecore, nessun albero e un vento che spazzava la brughiera facendo correre le nuvole come lippe.

Sistemati nell’ostello, non prima del gioco a nascondino della chiave che ci ha accompagnati ostello per ostello, abbiamo deciso di andare a curiosare la torre. Il sentiero verso The Old Man of Hoy parte da una baia bellissima, dove il mare si infrange su scogliere alte e spaccate rompendosi in mille goccioline che il vento disperde con effetto quasi magico. Per esser sicuri di non sbagliare ci mettiamo tutta la ferraglia addosso dopo uno sguardo e un “…pensi anche tu quello che penso io?????”

Il sentiero si snoda lungo la scogliera in alto sul mare, attorno solo prati ed eriche e..lontano, lontano ecco apparire..la “nostra” sognata torre: bella, magica, imponente.. ci avviciniamo trattenendo il fiato mentre ne osserviamo la bellezza senza bisogno di parole…lo so…stiamo pensando ancora una volta la stessa cosa: quanto siamo piccoli qui davanti e lei! Il tempo si sta annuvolando, ma non pare proprio brutto..e quindi decidiamo di tentare la sorte. L’avvicinamento verso la partenza è insidioso per un sentierino da capre (evidentemente le capre sono il fil rouge delle nostre salite!ehehe) che ci deposita alla base della torre nel cono di detriti viscidi di alghe e salsedine che dividono la terraferma dalla torre e che con l’alta marea si coprono.DSCN4515

Ci vestiamo velocemente e attacchiamo. Arrampicata dura, dove la roccia, di una consistenza e una granulosità particolari, è resa scivolosa da salsedine, sabbia, guano di gabbiani e alghette. Nella via non ci sono quasi protezioni..si sale trad col mare che mugghia sotto di noi e il vento che ci spazza. Il secondo tiro, quello chiave, è infinito. Gian sparisce dietro un diedro e con lui sparisce anche la possibilità di comunicare. La corda non scorre, non ci sentiamo anche urlando e il tempo scorre lento senza che niente accada…minuti su minuti mentre inizio a non sentire più mani e piedi e iniziano a cadere le prime gocce di pioggia. Pensando al peggio provo lentamente a recuperare la corda e dopo un tempo infinito parto incontrando uno dei tiri più affascinanti e al tempo stesso assurdi di tutta la mia corta carriera arrampicatoria. Il vento mi turbina attorno portando sabbia e salsedine negli occhi, attorno vedo le prime puffin che ci tengono d’occhio e sento le urla dei gabbiani incavolati per aver violato noi il loro territorio di cova. Ha iniziato a piovere bene..ma dopo esserci consultati e aver avuto la tentazione di calarci, decidiamo di resistere e aspettare alcuni minuti. La nostra caparbietà verrà ripagata da un’occhiata di sole che ci permette di continuare la salita.

Le gabbiane si sono davvero arrabbiate e iniziano a spruzzarci addosso olio puzzolente di pesce marcio quando, per proseguire nella via, dobbiamo avvicinarci.. Arriviamo in cima tra alghette viscide che ricoprono la parete e guano che rendono la salita molto psicologica. Il tempo si è chiuso di nuovo, tira un vento freddo che ci fa tremare. Poche foto e un abbraccio coronano questa salita mentre una puffin più curiosa ci guarda a mezzo metro da noi..nuvoloni neri ci fan affrettare. La calata è una nuova avventura mentre il vento ulula infilandosi in una spaccatura della roccia e ci raffredda fino nelle ossa. La terza calata è nel vuoto assoluto per quasi tutta la lunghezza della corda.. Mi gusto la discesa mentre lentamente scendo verso il mare. Il sole, che non è tramontato benchè siano le 21, sta colorando però di oro tutte le rocce circostanti..i colori si accendono e a pochi metri da terra avvisto una foca che ci guarda incuriosita da pochi metri di distanza. Quanti sogni realizzati in così poche manciate di minuti!

DSCN4522Raccogliamo il materiale e ci avviamo stanchi ma felici, verso il nostro ostello mentre il cielo resta chiaro. Avevi ragione Gian…e io che non ci credevo del tutto! Il sole di mezzanotte..che spettacolo meraviglioso e particolare! Sono le 23:30 quando mangiamo, in piedi perché nell’ostello non c’è un tavolo né sedie per mangiare..e la nostra pagnotta e formaggio di capra (vedete che avevo ragione?) e la birra delle Orkney Islands ci paiono il cibo più buono del mondo!

Siamo solo a lunedì…siamo stati fortunatissimi e adesso? Il giorno dopo lo passiamo ad esplorare questa bella isola…pecore, pecore, erica e pecore, tanti uccelli coloratissimi e il mare dai colori fantastici…

Un salto a Scapa Flow, un piatto nel ristorantino annesso in puro stile d’epoca della guerra, col cuoco (probabilmente della guerra) in tinta col locale, chiudendo un occhio (e anche due) davanti al modo di lavare le stoviglie e di cucinare, due passi (dopo aver scoperto di essere in riserva, ma che non esista distributore sull’isola)alla ricerca del pub che non c’è…immersi nel silenzio rotto solo dal rumore costante del vento e dalle grida dei gabbiani e degli altri uccelli.

Il giorno dopo prendiamo il traghetto e andiamo a Birsay, molto a nord delle Orcadi. La sera, dopo la solita caccia alla chiave, andiamo a curiosare il faro attraversando una sottile striscia di terra, ben attenti al rumore della marea che qui sale velocissima rischiando di lasciarti sull’isola. Avvistiamo un’altra foca e ci godiamo il mare arrabbiato e profondo. La sera rincorriamo un tramonto che non c’è col cielo che piano piano alle 23 si colora di oro e rosa, ma non scurisce mai.. Ci siamo concessi un giretto-guida nel Orkney Brewery alla scoperta di tutti i segreti del mastro birraio e un giro nell’Highlands Park Distillery per carpire anche quelli di uno dei whisky migliori al mondo. La sera abbiamo passeggiato sul molo, col mare immobile sotto i nostri piedi che rifletteva perfettamente i pescherecci rosso fuoco. I pensieri erano per questi giorni di calma e pigra emozione, negli occhi ancora la bellezza e l’emozione della torre tanto sognata, il verde dei prati, le eriche e il vento che ci spazzava ma ci faceva compagnia…

Il rientro abbiamo scelto di farlo vedendo un’altra zona di Scozia giù per Loch Ness e Loch Lomond nella zona del Ben Nevis. Il silenzio che avevamo respirato, gli spazi aperti e ampi son stati sostituiti da macchine sfreccianti e da boschi di conifere alternati a prati e Loch blu cobalto.

Rientrare è stata dura…ci mancano i silenzi, ci manca il rumore del vento, il canto dei gabbiani e lo sciabordio delle onde, il fragore del mare contro le scogliere e i colori intensi e bellissimi… Ci manca la serena calma di quei luoghi, aperti e selvaggi.. Ci manca non aver la necessità di parlare perché già sappiamo cosa c’è nei nostri cuori senza dovercelo spiegare, ci manca il bello di portare il Nepal ovunque vogliamo..

Abbiamo trovato una Guest House che vuole raccontare la nostra storia e vuole essere nostro sponsor per Jharlang!

E allora…Namaste Nepal! You will rise again!!

 

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