Stegerfrau

Narra la leggenda che un tempo nel maso Steger, all’uscita della Val Senales, vivesse una famiglia di contadini la cui madre era soggetta a improvvisi attacchi di rabbia durante i quali torturava ogni piccola creatura indifesa. Un giorno salì col suo bimbo nella cesta verso i pascoli delle capre del maso e siccome gli animali indietreggiavano spaventati, scaraventò tutti, capre e caprette nel baratro. All’improvviso si scatenarono tuoni e fulmini e quando la tempesta si placò apparve all’imboccatura della valle una torre rocciosa: la donna e il figlio eran stati trasformati in pietra per punizione divina. Quando il freddo, pungente vento del nord soffiava dalla Val Senales si poteva sentire il loro pianto disperato. Secondo la leggenda, troveranno la pace solo quando non ci sarà più nessuno che tortura nessun essere vivente.

20160612_101508La terza torre ha un po’ il sapore di leggenda, della salita che aspetti per tanto e il meteo avverso ti costringe a rimandare ogni volta. Anche questa volta le previsioni non erano migliori e così ci eravamo rassegnati ad andare a Naturno a fare qualche tiro trad per allenarci, ma la sera prima avevamo anche buttato lì l’idea di provare a curiosare la Stegerfrau, un torrione di roccia visibile dalla falesia e che si trova circa a metà strada della ferrata Hoachwool.

Piccolo problema: guardando da giù non si vede nessun sentiero, relazioni quasi non ce ne sono, e quello che credevamo l’accesso giusto, visto da giù in realtà non dava molto l’idea di un percorso percorribile. Decidiamo di salire lungo i tralicci per un sentiero da capre in mezzo alle pietraie e ai boschi. Un gruppo di capre ci tiene d’occhio e scalpita quando ci vede salire invadendo il loro territorio. Volevamo l’alpinismo di scoperta? Voilà… eccolo!20160612_120545

Arriviamo a vedere la torre senza capire ancora l’attacco dove si trovi. Saliamo e scendiamo sul terreno ancora umido e scivoloso per le grandi piovute di questi giorni. Attacchiamo nel punto che ci pare più debole ma la roccia è molto friabile e quindi ripieghiamo più in alto.

Gian sale veloce e in breve siamo su… la bandiera del Sud Tirolo sventola e accanto ci mettiamo quella del Nepal.Le campanelle delle capre le sentiamo lontane. Attorno il panorama è davvero stupendo: meleti a perdita d’occhio tirati così dritti che sembrano disegnati, il verde chiaro dell’erba umida, il blu del cielo e delle nuvole che corrono, il castello Juval imponente e maestoso e noi… noi più alti con attorno rumori e silenzio. Nulla di che come torre, ma col sapore dell’avventura e della scoperta e il piacere di essere soli quassù senza nemmeno averci sperato. Un pizzico di fortuna ci ha aiutati, l’andare sempre col naso all’insù ce l’ha fatta notare e la voglia di andare a curiosare ci ha permesso una salita di tutta soddisfazione.

Terza torre quindi fatta, birretta meritata.

 

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