Mont Auguille

14-15-16 maggio 2016

Era il 1492 quando, su commissione di Carlo VIII di Francia, Antoine de Ville, ciambellano di corte, parte con 6 persone (tre ecclesiastici, un predicatore, un carpentiere e un fabbricante di scale di corte) alla conquista del Mont Aiguille (2086m) utilizzando solo i classici strumenti militari degli assedi ossia scale, corde e martelli. Da allora il nome da Inaccessible venne cambiato in Mont Aiguille.

20160514_1220022016: partiamo con lo stesso obiettivo senza sapere cosa ci riserva l’avventura. Il camper ribattezzato “Jimmy” è molto rumoroso, ma la velocità di crociera ci consente un onesto 90km/h, bandierine tibetane a farci compagnia, adesivi degli sponsor che fan bella mostra sui fianchi del mezzo e tanta voglia di scoperta.

Il viaggio fino a Brincon prosegue senza intoppi, ma lì veniamo deviati verso un giro più lungo che costeggia il parco Naturale des Ecrines verso sud. Il tempo si sta lentamente chiudendo, ma il Jimmy avanza tranquillo e dondolante. E’ arrivato 10 anni fa a Kathmandu, cosa sarà per lui un viaggetto in Francia? Attorno a noi il verde primaverile spicca imperioso, il vento agita le spighe nei campi: pare velluto morbido.

Il vento è stato il fil rouge di questi giorni, vento, freddo e tanta, tanta Natura, come piace a noi. Poche abitazioni, casupole di pietra qua e là, con caratteristici tetti spioventi, poche finestre, molte pergole di glicine fiorito e di fiori colorati e quasi tutte con uno spiazzo per qualche mucca, pecora o cavallo… un paradiso! Arriviamo in piazza a Vizille ma ci siamo persi… Fotografiamo un cartello di quelli turistici che pare disegnato da un bambino, che ci aiuterà assieme a poche indicazioni in francese a trovare la strada per Vif e poi per Monestier de Clermont. I francesi non sono dei mostri nel piazzare cartelli indicatori e perdiamo molto tempo alla ricerca della via giusta.

E’ sera quando arriviamo a St. Michel les Portes e al parcheggio verso Batie sotto il Mont Auguille. Nuvoloni spessi coprono la cima e si addensano attorno a noi mentre goccioloni iniziano a cadere dal cielo nero come carbone… Attorno a noi solo il silenzio e l’ululare del vento. Della cima manco una immagine. Siamo stanchi e il camper è provvidenziale… ancora di più lo sono i sacchi a pelo in cui ci infiliamo sognando la “nostra” salita la mattina dopo.

20160514_193507Il mattino è freddo e il cielo è ancora coperto di nubi, rotto qua e là da chiazze di azzurro. Decidiamo di lasciar perdere la via prescelta per la salita e di salire per la Normale. Il Mont Auguille ha la forma di una prua di una nave, un contrafforte di roccia che poggia sopra un basamento di detriti. Saliamo 600m di dislivello fino al Col de l’Aupet (1627m) dove ci mettiamo a cercare l’attacco della via… operazione non semplice considerando che nessuna via è segnata!

Il freddo e il vento ci sferzano mentre ci mettiamo addosso tutto ciò che abbiamo e ringraziamo di aver deciso di calzare gli scarponi, di avere i ramponi nello zaino e di avere un paio di guanti. La via sale abbastanza ripida su roccia non sempre ottima, ma comunque appigliata, il vento a tratti si insinua nei canali e ci gela le mani e i piedi, tutto sempre in ombra. Sogniamo un bel piatto di noodles in brodo fumanti!

20160514_153204Usciamo sulla vetta finalmente alla luce calda del sole e la sorpresa è grande… all’entusiasmo della salita fatta si aggiunge quella per la forma caratteristica del monte: un pianoro larghissimo che piomba verticalmente da tutti i lati ci si affacci. Un ometto di pietre ci proietta su uno sfondo di montagne e paesaggi d’intorno di grande respiro… vale la fatica fatta e il freddo patito!

Il sole ci investe, ma ci scalda poco, il vento imperterrito ci spazza. Siamo contenti e non ci sembra vero di essere qui. Non abbiamo bisogno di molte parole, gli sguardi luminosi e i sorrisi bastano a farci capire cosa proviamo. La bandiera del Nepal svetta anche questa volta!

Cerchiamo la via di discesa: vorremmo fare la Voie des Tubulaires, la via dei primi salitori, ma gli anelli di calata son stati pestati via. Ci caliamo quindi su un masso incastrato mentre ogni tanto commentiamo sull’audacia di chi, 500 anni fa è salito senza avere cognizioni di alpinismo e senza protezioni. Questa torre l’abbiamo davvero vissuta così: con lo spirito e il pensiero rivolto a chi per la prima volta è giunto quassù, una montagna che o arrampichi o in cima non puoi arrivarci perché inaccessibile ai sentieri normali.

Pensiamo a quello che credevano in quell’epoca, ai demoni che si pensava tirassero giù pietre su chi tentava di salire le cime violando la loro dimora. E pensiamo ai vestiti, ai mezzi impiegati… tutto questo ci fa sentire piccoli e nello stesso tempo siamo felici di essere qui, sulle loro orme.

Bellissime calate per canaloni e “toboga” rocciosi, bellissimo poter vedere finalmente la “nostra” montagna tra il verde novello e il cielo divenuto ormai azzurro, bellissimo poter rimirare tutto seduti col tavolino fuori dal Jimmy con una bella radler made by Gian e un wurzen a farci festeggiare!

Questa settimana abbiamo fatto la prima tranche di versamenti a Jharlang per pagare gli operai della scuola. Festeggiamo col pensiero che la nostra fatica serva ad aiutare tanti bimbi a studiare come noi seduti comodamente e non in mezzo alla polvere delle macerie.

Namaste Nepal!

 

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